venerdì 4 dicembre 2015

Bourgeoisie oblige

Noblesse oblige ma, onestamente, Franco Debenedetti dice, direbbe, lascia intendere… Bourgeoisie oblige. Franco Debenedetti (con grafia unita), fratello di Carlo De Benedetti (con grafia staccata) va fiero dei suoi ascendenti borghesi che per parte di padre provengono dalla Spagna e per parte di madre dalla Francia; va fiero di questi avi ebrei e cattolici, toccati dalla storia europea (in fuga dalla Spagna, sfiorati dalla ghigliottina) e dalla storia nazionale (un generale Pietro Fumel, a Cirò, in Calabria, emanò un bando di crudele durezza e un Lord Alexander Baillie-Cochrane, a Londra, se ne indignò), di questi bisavoli avvocati, medici, banchieri, imprenditori, militari e magistrati che conducono direttamente a lui, al piccolo Franco seduto al pianoforte per ore a suonare Hanon. Quanto ci piacerebbe sentirlo oggi suonare i preludi di Chopin o la ‘Patetica’ di Beethoven! Bene, la medesima ‘borghesità’ che lo costrinse al pianoforte lo obbliga anche a dire una qualche verità adamantina sul Jobs Act e sui lavoratori (si veda il seguente articolo apparso sul Foglio: http://www.ilfoglio.it/politica/2015/12/03/chi-vuole-ammazzare-il-jobs-act___1-v-135665-rubriche_c179.htm). La verità è all’incirca questa: il Jobs Act modernizza il paese ed è un peccato che i parlamentari del Pd vogliano svuotarlo recependo certe direttive comunitarie che tutelano i lavoratori nel cambio di appalto nei servizi pubblici; introducendo cioè clausole di salvaguardia che obbligano l’appaltatore subentrante a tenersi tutto il personale, a mantenere i livelli occupazionali nel tempo, ad applicare il contratto più favorevole. In effetti, si sa, ed è la verità di Franco Debenedetti sui lavoratori, che i lavoratori tutelati diventano ladri; a dimostrarlo stanno le vicende occorse «negli aeroporti di Linate e Malpensa, dove all’handling dei bagagli si era formata una vera e propria organizzazione che rubava valige, rivendeva il rubato e redistribuiva l’utile». Di sicuro mentre scrive queste cose Franco Debenedetti ripensa ai (a dire il vero pessimi) versi di Edouard Pailleron che la sorella di nonna Emilia vergava con bella scrittura su un taccuino: «De cette simple et tendre et chaste comédie / Vous êtes l’héroïne et je vous la dédie».