martedì 10 gennaio 2017

Il segreto sessuale della Chiesa (di Slavoj Žižek)

È davvero un peccato che Mimesis non fornisca informazioni sui saggi di Slavoj Žižek raccolti con il titolo Il segreto sessuale della Chiesa (2010, pagg. 48, Euro 3,90). Ciò che traggo dalla lettura del libretto – dai riferimenti all’attualità (l’11 settembre, il terrorismo, le torture di Abu Ghraib, i casi di pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa cattolica, lo scandalo sessuale dell’orfanotrofio Alojzije Stepinac) – mi induce a collocarli attorno alla metà degli anni duemila. Un fil rouge annoda peraltro i primi due interventi e varrebbe la pena di esplicarlo – mi veniva disvilupparlo – anche solo per intendere come Apocalypse Now di Coppola e i casi di pedofilia nella Chiesa cattolica possano comparire nelle pagine di un medesimo saggetto; e, inoltre, per rivelare il ‘segreto’ del titolo. In questo mio piccolo intervento mi pongo quest’ultimo obiettivo.
Il primo articolo – ‘L’immunità sull’altare del peccato’ – lascia implicite questioni che andrebbero forse esplicitate subito. La pedofilia, scrive Žižek, «è generata dall’istituzione cattolica del sacerdozio come sua ‘trasgressione intrinseca’, come sua oscena appendice segreta» (p. 13). Per affrontare seriamente il problema, prosegue Žižek, la Chiesa dovrebbe perciò far emergere la propria «responsabilità in questi crimini, in quanto istituzione» (ibid.). Se la riluttanza della Chiesa cattolica ad ammettere gli scandali e a coadiuvare le indagini non è intelligibile solo come una forma di resilienza, o come strategia comunicativa del Network, ma anche, e soprattutto, come opacità dell’istituzione in sé e del ministero sacerdotale, resta, in questo primo intervento, tutta da intendere la ragione di questa opacità. E qui faccio una digressione.
Don Ernesto Buonaiuti mostrava insofferenza per l’ipocrisia della morale casistica cattolica dove l’imposizione di un codice rigidissimo è sempre derogabile (e la violazione del medesimo sempre amnistiabile) in grazia di sottigliezze sofisticate. Secondo Buonaiuti le carenze morali (anche del clero) erano da ricondurre «a questa intima falsità della morale cattolica ufficiale» (Ernesto Bounaiuti, I rapporti sessuali nell’esperienza religiosa, Roma, De Carlo editore, 1949, p. 87). Di più: il celibato ecclesiastico, residuo della concezione agostiniana della concupiscenza, gli appariva uno strumento per tenere i ministri in uno stato di minorità: «strumento docile e passivo nelle mani delle superiori autorità, e una ruota impeccabile nel complesso ingranaggio dell’associata vita religiosa» (p. 113).
Ho citato don Ernesto Bounaiuti perché mi pare fornire una prima risposta a quella opacità della Chiesa cattolica, come istituzione, cui ho testé accennato. Žižek, per parte sua, fornisce una riposta nel secondo scritto dell’opuscolo intitolato ‘Il cuore di tenebra delle consuetudini’: e ci si può fondatamente domandare se questa sua risposta sia in ‘concorrenza’ con quella di Buonaiuti o se la integri, in qualche modo. Questa risposta attinge alla psicanalisi.
Non v’è codice, o legge, dice Žižek, che non funzioni grazie a regole informali e consuetudinarie; l’intelligenza di queste regole – consuetudini – è indispensabile per capire il funzionamento della legge. Soprattutto: quando la legge sembra offrire una scelta, la consuetudine implicita la rende frequentemente obbligata. È, per esempio, il caso del potlatch dei nativi americani (cfr. p. 15), dove lo scambio di doni implica, per consuetudine, il rifiuto. Anzi, il caso del potlatch è particolarmente significativo per queste sue tre caratteristiche fondamentali individuate da Marcel Mauss (che Žižek non cita): collettività dello scambio, coinvolgimento delle persone e delle ricchezze simboliche, obbligatorietà a dispetto della apparente volontarietà (Sociologie et anthropologie, Paris, PUF, 1966, pp. 150-151). Dispositivi analoghi – sopraindividuali, collettivi, solidali, coercitivi mentre paiono offrire libertà, e che mettono in gioco uomini, ricchezze e simboli – governano società più o meno chiuse, partiti politici, imprese, istituzioni ecc. Sono «l’inconscio istituzionale» di quelle realtà. Un dispositivo analogo «interessa la Chiesa cattolica come tale» e la fa funzionare «come istituzione sociosimbolica». Per essere chiari, la pedofilia è anche il prodotto di un simile inconscio e non «qualcosa che riguarda solamente le persone» (p. 23).
Si è detto sopra dell’opacità dell’istituzione; detta opacità non è che una forma di resistenza che l’istituzione (la Chiesa cattolica o l’esercito o il college o il Ku Klux Klan) oppone allo svelamento del «segreto osceno» o «sottofondo osceno e misconosciuto» che la regge. Il silenzio e la scarsa collaborazione della Chiesa cattolica sugli scandali pedofili obbediscono meno a «ragioni conformiste» che a una volontà oscura di preservare «il suo più intimo segreto osceno»: il «lato oscuro» o il «cuore di tenebra» (Heart of Darkness è il titolo del noto romanzo di Conrad da cui Coppola trasse liberamente ispirazione per il suo film) del sacerdote cristiano (p. 24).
Questo è davvero, per Žižek, il segreto sessuale della Chiesa. Ma, per Žižek, è anche un caso esemplificativo del sistema delle ideologie. Non basta dire che le ideologie sono consolatorie per chi appartiene al gruppo e spietate con gli outsider (come ha scritto recentemente Azar Nafisi (La Repubblica dell’Immaginazione, Milano, Adelphi, 2015); bisogna invece aggiungere che il loro sistema accetta e respinge con le sue regole non scritte, con le sue consuetudini, con il suo inconscio istituzionale. Una critica delle ideologie dovrà dunque tenerne conto e aggredire i «supplementi superegoici osceni» che sostengono la messa in pratica del testo ideologico» (p. 26). Una dissidenza critica, per esempio, disturberà l’omosessualità implicita dei riti sessualizzati del nonnismo nell’esercito, nei college ecc., che regge «l’esplicita omofobia» (p. 27).
Piccolo corollario: se la Chiesa cattolica ha un segreto sessuale tutto suo e inconfessato ne verrà a capo – sarebbe una forma radicale di autocritica – solo rinunziando al celibato e celebrando le virtù dell’omofilia, «il culto del fascinum, come dicevano i latini» (Parise, Quando la fantasia ballava il «boogie», Milano, Adelphi, 2005).