mercoledì 28 giugno 2017

Sotto l’ombrellone o sull’albero?

Immagine di Thomas Bossard
Sarà l’età... Il fatto che mi affibbiassero letture estive, negli anni della scuola, io non lo ricordo. Nessun titolo. I titoli menzionati da Paolo di Paolo nel suo articolo su «Repubblica» (vedi qui: https://goo.gl/99fgaj) io me li sono letti per i fatti miei: la cosiddetta trilogia di Calvino, Fenoglio, il Se questo è un uomo di Primo Levi, il Venerabile Orango di Antonielli (ah, non era menzionato il romanzo dell’Antonielli?)… L’invito di Paolo di Paolo è a osare di più e a lasciare campo libero, quindi Il Venerabile Orango… Però Antonielli è morto da un pezzo e l’invito di Paolo di Paolo, implicito?, è a pescare fra i viventi. (E fra i viventi ci sta Paolo di Paolo). — Le torta è consistente: dodicimila copie in una settimana dei primi dieci titoli ‘scolastici’ in classifica; e in un tempo in cui, e in tempi di crisi, e con WhatsApp, Facebook, Instagram… ma lasciamo perdere. Paolo di Paolo ha già replicato a Cordelli e a quella faccenda delle conventicole in un altro (vecchio suo) pezzullo (vedi qui: https://goo.gl/49AuXK). Ciò che è chiaro è che si vende poco; e che si vende poco perché nessuno, o quasi, legge; e che un autore di ilmiolibro.it vende tanto quanto… Mi si rizzano i capelli in piedi al pensiero di fare un nome. Paolo di Paolo ha ragione: guardare fuori della (dalla) finestra, scoprire di essere soli ma vivi. (Questa insistenza sui vivi/viventi mi stupefà. Come se non si sapesse che si è scrittori solo da morti, come ammetteva Manganelli senza battere ciglio!). — La torta dei libri per le vacanze è consistente, s’è detto, ho detto; ed è appetibile, questo va da sé. C’è un conflitto di interessi in uno scrittore che parla di libri per le vacanze? La simpatia di Paolo di Paolo è fuori discussione; e però lambire Calvino fingendo di domandarsi che cosa, «a sessant’anni esatti dalla pubblicazione, Il barone rampante […] dice a un diciassettenne del 2017 (sotto l’ombrellone)»… Sotto l’ombrellone o sull’albero? È importante chiederselo, dice (o quasi) Paolo di Paolo. E nel dubbio che il diciassettenne scelga ancora e sempre l’albero, «per i tre [mesi estivi] che restano, con un patto trasparente, si potrebbe anche lasciare campo libero. E vedere a settembre che succede». — Ecco, di là dal fatto che non ricordo, a me pare di aver passato le estati sugli alberi.

Addenda

Paolo di Paolo se l’è presa e dispiace. Su Facebook dice che il suo pezzo sui libri per le vacanze non è stato capito: non lo hanno capito i social media users, non lo ha capito Edoardo Camurri, su Radio3, e probabilmente non lo ha capito nemmeno Marco Belpoliti oggi su «Repubblica». Al rammarico di Paolo di Paolo, su Facebook, è seguito, su Facebook, un codazzo di commenti. Stavolta i commentatori hanno lodato la limpidezza delle parole di Di Paolo e condannato la bêtise di chi non le ha capite. I commentatori, dunque, hanno capito. Questa volta. Ma che cosa hanno capito? Non lo hanno spiegato e qualcuno, ma solo di sfuggita, manuali di pedagogia alla mano, perentoriamente, ha affermato che questo è troppo difficile e pure quest’altro è troppo difficile. Per un quattordicenne nella media, beninteso. Sono gli insegnanti sul campo, beninteso, gli insegnanti in trincea. — Belpoliti, su «Repubblica», ci fa sapere che dissente «da Paolo di Paolo quando […] incita i professori a osare di più». Come dargli torto? Se già il Barone rampante risulta quasi impercorribile, perché osare di più? Semmai bisognerebbe osare di meno. Belpoliti non lo dice. — Ed ecco che, nel dubbio, e cioè fra il più e il meno, Calvino e Levi stanno lì fermi come uno spartitraffico, magari una cappella votiva, al bivio. — E Paolo Di Paolo? Paolo di Paolo è limpido e il suo ‘di più’ non può essere un ‘di meno’. Scrive (il passaggio è un po’ lungo): «A sessant’anni esatti dalla pubblicazione, Il barone rampante cosa dice a un diciassettenne del 2017 (sotto l’ombrellone)? Magari tanto, magari niente. Però è importante chiederselo – e ripartire da lì. Perché se poi il ‘lettore coatto’ scappa sugli alberi come Cosimo Piovasco di Rondò, e anziché rifiutare le lumache rifiuta i libri, non è certo colpa di Calvino». — Bene, ce lo siamo domandati? Abbiamo ottenuto la risposta? E qual è la risposta? La risposta è: dobbiamo lasciare campo libero. Quindi Calvino non va. Osare di più? È solo un titolo. Ma che significa lasciare il campo libero? Significa: fate quello che volete? Andate dove vi porta il cuore? Go your way home?